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Il demone scivolò silenzioso lungo i vicoli bui della città distrutta sotto le sembianze di un angelo.
Il suo viso affilato con gli zigomi alti, i capelli color bronzo fuso ed il corpo magro e slanciato lo facevano assomigliare ad un felino ed i suoi occhi verdi, ora di un rosso scarlatto, tradivano le sue intenzioni.
Un’ombra silenziosa che scivolava furtiva a fianco di palazzi caduti, grattacieli spezzati e finestre infrante, alla ricerca di ciò che ponesse fine alla sua ossessione, almeno per qualche ora.
Finchè non lo trovò, dentro una vecchia torre di vetro in rovina. Non riuscì ad aspettare, non riuscì nemmeno a pensare ad un modo più dolce.
Entrò nell’edificio diroccato e la sua immagine andò a riflettersi in tutti gli specchi che lo componevano. Sentì la paura della sua vittima salire mentre centinaia di immagini di sé stesso la accerchiavano, ma solo una la prendeva.
Cercò di controllarsi e di bere piano, mentre ogni sorso era un fremito di piacere, un’onda di dolce miele caldo.
L’unica cosa che gli faceva dimenticare la sua ossessione ne era anche la causa.
In un ultimo interminabile sospirò lo prosciugò. Lasciò cadere il corpo ormai vuoto dell’uomo e alzò il viso a guardare il suo riflesso: i suoi occhi erano tornati verdi.
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