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In auto, diretti a piazza Solferino, parlavano dei loro cani. "Certamente non sai che noi ci siamo accaparrati il miglior cane del mondo - scherzava, ma mica tanto, Franco -. Barnum è bellissimo, e ha un carattere meraviglioso". "E tu vorresti paragonare il tuo botolo cicciotto alla mia Dasy? Guardala. A dir poco è regale, con quello sguardo fiero, la criniera dorata", rispondeva lei mostrando la foto sul display del telefono, segno inequivocabile di una priorità negli affetti. "Va bene, ammettiamolo, è carina, non per niente è una femmina. Però certo non sa ridere. Barnum ride". "Sarebbe a dire?", chiedeva lei divertita. "Sarebbe a dire che, quando gli gratti la pancia e lui si mette a gambe in su, prima scopre i canini poi tutti i denti. Insomma, sorride". "Capirai che sforzo - diceva lei - Dasy fa una vera e propria risata. Qualche volta, mentre dorme, forse sogna di abbaiare e le esce un suono gorgogliante dalla gola". "Ah, ecco. Dormi con il cane, l'ho sempre saputo - l'aggrediva con finta acredine Franco -. Ma non mi sarei mai immaginato che di notte, invece di riposare, controllassi se ha un sonno regolare. Roba da matti". "Tutta invidia. Perchè Dasy ride davvero, mentre Barnum sogghigna. E non è la sola cosa umana che sa fare. Quando mi dà la zampa, stringe la mano", continuava lei serissima, ignorando l'ironia dell'amico. "E scommetto che ti dice anche buongiorno". "Questo non ancora. Però aggiorniamoci. Non dubito che imparerà a farlo, non appena ti avrà conosciuto meglio", rispondeva piccata. Appartenevano entrambi alla razza dei cinofili tardivi, quelli che scoprono il mondo animale in età avanzata. Per puro caso, uno all'insaputa dell'altra, avevano scelto un Golden retriever. "Senza Barnum, la vita non sarebbe più la stessa - disse Franco seriamente, ad un tratto -. Anche se prendersene cura costa qualche sacrificio. D'inverno in città è davvero un'agonia scendere a mezzanotte per la passeggiata". "Dasy crea meno problemi - rispose lei - perchè basta liberarla un attimo nel prato davanti a casa. In campagna è tutto diverso". Seduto sul sedile posteriore, Filippo taceva. Era il più anziano dei tre, ormai vicino agli ottanta, anche se il suo aspetto, nei vent'anni in cui si erano persi di vista, era rimasto praticamente immutato. "E tu Filippo non ami gli animali? I cani non ti piacciono?" chiese lei. "I cani mi piacciono, ma l'ultimo è morto otto mesi fa e dopo non ne abbiamo più voluti". "Certo perdere un cane è quasi come perdere una persona..." ammise lei. "Per una coppia come la nostra, senza figli, è stato quasi peggio", disse Filippo. "E' comprensibile che per un po' non vogliate imbarcarvi in una nuova avventura. Ma poi le ferite si rimarginano, e avrete tempo di ripensarci". "Non ci ripenseremo. E' una decisione ponderata", tagliò corto Filippo. Ma lei non era una che si accontentava. "Paura di soffrire ancora?", chiese voltandosi verso di lui con faccia curiosa. "Vedi, è difficile da spiegare. Di cani ne abbiamo persi altri: ce n'era sempre uno in casa dacché ne ho memoria, in ogni periodo della vita, e non ci ha mai spaventato l'idea di ricominciare tutto daccapo". "E allora?" incalzò lei. "E allora siamo noi ad essere cambiati. A ottant'anni non si prendono più impegni a lunga scadenza", disse Filippo. "Non ho capito", rispose lei con aria interrogativa. "C'è poco da capire, Per un cane, bisogna avere tempo". "Beh, questo è ovvio. Ma non mi risulta che tu sia poi molto impegnato..." "Intendevo un altro genere di tempo - sorrise Filippo con un'ombra di malinconia nello sguardo -. Diciamo che bisogna contare sui dieci, quindici anni della sua vita". Adesso anche lei aveva capito. Guardarono fuori entrambi, con lieve imbarazzo. Fuori il traffico scorreva veloce. "Con mia moglie - disse Filippo - siamo stati al canile". "Ed è servito?" chiese lei con improvviso pudore. "C'erano almeno un paio di trovatelli che sembravano aspettare proprio noi - disse Filippo -. E confesso che siamo stati tentati. Ma poi l'idea di lasciarli soli un'altra volta... Siamo tornati a trovarli. E portiamo anche del cibo, quando capita. Ogni volta è un piccolo strazio. Ma a casa no, non li abbiamo voluti. Meglio aspettare da soli la conclusione delle nostre passeggiate".
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