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L'autore Giuseppe Bonaccorso ci parla del suo nuovo libro, la raccolta di poesie "Gocce di Mercurio". Manager di una multinazionale farmaceutica che si è laureato in Ingegneria Elettronica presso l'Università di Catania, ha conseguito un Master presso l'Università "Tor Vergata" di Roma, ha anche una grande passione per le arti letterarie. Autore di molte opere pubblicate, tra cui ricordiamo le seguenti: "Frammenti dal Profondo", "Storia di Pietro", "Ballando con gli Specchi" e "Il doppio cosciente", si racconta anche per far conoscere meglio la sua nuova opera letteraria.
Ciao Giuseppe, volevo ringraziarti per la tua disponibilità. Ma cominciamo col parlare della tua passione per la lirica, da cosa e da dove nasce?
RISPOSTA:
Qualche tempo fa avrei risposto in modo più diretto, ma adesso, dopo parecchie riflessioni, credo di poter dire che la mia non è affatto una “passione” nel senso comune del termine, ma una forma di manifestazione del mio stesso essere! Quasi ogni mio pensiero si fonda sull’ipotesi di potersi esplicare attraverso un tessuto poetico e, seppur dovendo necessariamente gestire forme espressive più dirette, l’economicità del pensiero lirico, la possibilità di veicolare una grandissima quantità di informazioni in frammenti linguistici così piccoli e la potenza emotiva trasmessa da svariate opere (di epoche e stili diversi), mi spingono a chiedermi di continuo come rendere la mia comunicazione sempre più “poetica”. Per questi motivi, non mi sembra più corretto parlare di “passione” o di “piacere”, ma di “scelta esistenziale” che, nei momenti piacevoli, così come durante gli innumerevoli periodi di inquietudine, genera i suoi frutti attraverso la sintesi di versi distesi lungo lo svolgersi dei momenti stessi.
Cosa racconti attraverso la raccolta di liriche "Gocce di Mercurio"?
RISPOSTA:
Se cercassi di definire un insieme di significati nascosti nelle liriche contenute in “Gocce di mercurio”, a mio parere, commetterei un errore di fondo: tale compito dovrebbe essere affrontato a priori in modo da dirigere gli sforzi compositivi verso alcune direzioni ben definite, ma dovrebbe nel contempo essere “bandito” dalle attività che l’autore potrebbe svolgere per la promozione delle proprie opere. La potenza espressiva della poesia è infatti ingigantita da quella sorta di “ambiguità controllata” che, lungi dal voler creare un caos, allarga la rosa semantica ad un ambito più ampio e permette al lettore di percepire come “suo” ciò che in fondo è stato pensato e scritto da personaggi anche molto diversi e distanti (non in senso temporale). Con “Gocce di mercurio” non intendo certo sottrarmi a questo “vincolo” di così grande importanza e ciò che mi preme anticipare al potenziale lettore è solo il “leitmotiv” che pervade l’intera opera: la potenza creatrice del tempo su ogni emozione percepita in precisi momenti della propria vita. Un tempo, non costretto a recitare il ruolo d’inesorabile vendicatore, ma piuttosto sempre presente sotto forma di “ricordi” che, lungi dal lasciarsi facilmente obliare, pervade l’intera esistenza e influenza ogni azione o pensiero futuro. Sicuramente ho detto molto meno di quanto sia possibile pensare, ma non mi va di creare un terreno preparatorio per un processo che si svilupperà nell’intimità della psiche di ciascun lettore.
So che sei anche un appassionato di narrativa e di saggistica, quali sono i temi e i generi che preferisci?
RISPOSTA:
La narrativa in generale (dal tardo ‘800 in poi) mi ha sempre donato momenti di grande riflessione e crescita interiore; i generi che preferisco sono quelli dove la componente psicologica gioca un ruolo di primo piano: ho letto d’un sol fiato l’intera opera di Dostoevsky e, nello stesso tempo, ho apprezzato moltissimo i romanzi di Moravia e di Pirandello (che credo sia uno dei pochissimi autori che ha realmente abbracciato il senso più profondo della follia) e, nel contempo, non ho mai disdegnato le opere di Poe, Fitzgerald, Hemingway, Capote, Bukowsky, etc., senza un ordine preciso, poiché “ordinare” (anche solo temporalmente questi autori) equivale a categorizzare un flusso creativo che non si piega certo alle differenze stilistiche o di contenuto!
Tu che hai tanta esperienza nel settore, cosa consiglieresti oggi ai giovani autori e soprattutto a chi si districa con la lirica che trova una collocazione più complicata?
RISPOSTA:
E’ indubbio che la poesia è un genere poco “commerciale” e, di conseguenza, più soggetto a problematiche di diffusione e valutazione generale. Con ciò, tuttavia, non intendo che i poeti e le loro opere siano soggetti ad un’incipiente obsolescenza … Al contrario, la poesia (attraverso, per esempio, l’accostamento con la musica) trova costantemente spazio nella fruizione quotidiana, ma a differenza della prosa che ha sempre molto più spazio a disposizione, la lirica deve costantemente misurarsi con una forma di comunicazione più ermetica e quindi meno adatta a chi non desidera lasciar “esplodere” la forza espressiva dei versi dentro di sè, preferendo invece un’acquisizione di informazioni più lenta e frammentata. Gli autori di poesia non devono mai dimenticare questa realtà: farlo significherebbe scontrarsi con uno scoglio straordinariamente duro. E in tutto ciò, oltre ad un trauma dovuto alla delusione per un ritorno disatteso, si unirebbe il perpetuarsi di una strategia propositiva del tutto inefficace. Nessun poeta potrà mai raggiungere immediatamente la notorietà: la storia dei maggiori esponenti lo testimonia ampiamente; pur tuttavia, il compito, assolutamente appagante, che l’arte assegna ad ogni aspirante “adepto” è quello di credere profondamente nella propria opera e di avvicinarla umilmente (ma senza compromessi) al pubblico più propenso. Lentamente, spesso dopo decenni di attività, certamente qualcuno inizierà ad apprezzare e (com-)prendere le opere: in quell’istante l’arte si sarà manifestata nella sua essenza più pura e straordinaria.
Grazie per la tua gentilezza e complimenti per le tue numerose attività personali e professionali.
Tiziana Iaccarino.
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