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Ho letto: Le donne, il cibo eD io, di Geneen Roth

Posted by Laura Bertoli on 20/02/2014 in Libri |

rothAl master di coaching che sto frequentando (tra l’altro un’esperienza bellissima, dai un’occhiata qui e, se vuoi saperne di più, qui) vengono suggeriti sempre un sacco di libri che, se solo avessi il tempo, leggerei tutti dal primo all’ultimo, ma mi accontento di quello che posso fare in quei piccoli spazi di vita che riesco a ritagliarmi di tanto in tanto. Per il momento ne ho scelti due: Coaching dal cuore, di Arielle Essex, e quello che dà il titolo al post di oggi. All’apparenza sembrerebbe il solito libro su come perdere peso (se mi conosci non spaventarti, so che non ne ho bisogno, i motivi che mi hanno spinta a leggerlo sono di ben altro tipo!), o meglio, su come accettare il proprio corpo, smettendola con le diete e sviluppando un’attenzione al mangiare consapevole, equidistante dagli estremi sia dei digiuni che delle grandi abbuffate. In realtà il messaggio più potente che mi ha trasmesso la Roth riguarda le ossessioni. E siccome non ne sono immune, ne ho tratto insegnamento.

Anzitutto, cosa a cui non avevo mai pensato, le ossessioni hanno una funzione protettiva, ci servono nel momento in cui il dolore che dovremmo sopportare non mettendole in atto sarebbe troppo devastante per noi. Dobbiamo sentirci grati per la sofferenza che ci evitano. Tuttavia, per essere davvero liberi, il passo da compiere è necessariamente quello di farci attraversare da questo dolore, diventarne consapevoli e affrontarlo, lasciando andare le abitudini che ci danno sicurezza ma che al tempo stesso ci bloccano. Perché ogni volta che ricadiamo in un’abitudine ossessiva (come quella della dieta o di svuotare il frigorifero, per seguire l’esempio del libro), noi ci impediamo di cogliere davvero quella che è la nostra realtà interiore. L’autrice definisce la fuga nell’ossessione come una forma di “diserzione”. E la strada allora qual è? Il cammino parte dalla consapevolezza e arriva all’amore per se stessi. La dieta, così come altre forme di controllo sul nostro corpo e sul nostro comportamento (che spesso mascherano una mancanza di controllo a livelli più profondi), non nascono dall’amore. Essendo per certi aspetti assimilabili a vere e proprie “torture” denotano piuttosto una carenza di amore e certamente una profonda insicurezza e scarsa autostima.

Insomma, dobbiamo imparare a non fuggire, ad andare fino in fondo, e a questo proposito ti lascio una bella canzone da ascoltare, si intitola appunto “Fino in fondo”, di Niccolò Agliardi e Bianca Atzei. Una di quelle canzoni che danno il coraggio di restare nel tunnel perché è l’unico modo per arrivare alla fine e vedere di nuovo la luce. 

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